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apr

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All’inizio del 2016 l’Italia uscirà dal Trattato sulla Carta dell’Energia

All’inizio del 2016 l’Italia uscirà dal Trattato sulla Carta dell’Energia

Il governo teme sanzioni miliardarie dopo le richieste di risarcimento per lo Spalma Incentivi. All’inizio del 2016, l’Italia uscirà dal Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT). Lo annuncia la Global Arbitration Review, rivista specializzata sull’arbitrato internazionale, citando fonti del Segretariato dell’ECT. Il nostro Governo non lo ha ancora annunciato pubblicamente, perché la notizia potrebbe avere notevoli ripercussioni di carattere politico.
Il governo sta nicchiando sull’argomento perchè non è il massimo dover ammettere  di essere stato citato in giudizio per lo Spalma Incentivi. Infatti, ora pende sulle casse pubbliche una possibile pesante condanna economica. Inoltre tace perché nello stesso tempo sta spingendo per l’inclusione dell’arbitrato internazionale nel TTIP, il controverso accordo USA-UE in fase negoziale.
Non porta molti consensi sostenere che si rescinde un trattato che obbligherebbe lo Stato a pagare sanzioni milionarie (o addirittura miliardarie), quando se ne appoggia un altro che potrebbe aumentare il rischio di incorrere in procedure di arbitrato.
Tuttavia, pur uscendo dalla ECT, l’Italia – se condannata – pagherà lo stesso.

Ai sensi dell’articolo 47 del Trattato, per ritirarsi il Paese deve dare preavviso di un anno, e comunque l’accordo resterà in vigore per 20 anni ancora dopo il recesso, applicandosi agli investimenti energetici effettuati prima della data di interruzione. Se il verdetto non sarà favorevole al nostro Paese, pertanto, le aziende del comparto fotovoltaico (ovvero quelle colpite dai tagli retroattivi del decreto di Renzi), verranno compensate con il denaro dei contribuenti. E sarà così per i prossimi 20 anni.

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