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E se la mattina non potessimo più bere la nostra tazzina di caffè?

E se la mattina non potessimo più bere la nostra tazzina di caffè?

 

 

 

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Ogni volta che sorseggio un buon caffè o degusto un ottimo “greco di tufo”  mi devo chiedere se sarà possibile per i posteri ripetere la stessa esperienza …. la risposta non è semplice soprattutto dopo aver consultato gli ultimi studi sul rapporto cambiamenti climatici ed agricoltura.

L’ultimo studio del World Economic Forum sul rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici indica che l’innalzamento globale delle temperature sta minacciando su scala mondiale l’habitat di numerose colture e sta impattando negativamente sulla salute di numerose piante e frutti.

Secondo il report stilato dal Wef, attualmente ci sono già 12 specie vegetali ad altissimo “rischio estinzione”. Queste colture hanno esigenze sempre più difficili da soddisfare che stanno portando – oltre alla riduzione della produzione – anche ad un consistente aumento dei prezzi di vendita.

Una delle piante più sofferenti è anche una delle più amate al mondo: il caffè. I cambiamenti climatici non hanno risparmiato le aree di coltivazione di questa pianta per cui si prevede nel breve periodo una diminuzione del  20-25% della produzione con la conseguente perdita di almeno un quarto dei raccolti ed un innalzamento del costo sul mercato.

Rischiano molto anche l’ avocado ed i ceci a causa delle  grandi quantità di acqua di cui necessitano per la crescita e maturazione. Sono in pericolo anche altri frutti come ad esempio le fragole, le pesche, le albicocche, le ciliegie e le prugne, frutti  che richiedono  per maturare delle condizioni metereologiche e delle temperature abbastanza costanti . I cambiamenti climatici non risparmieranno certamente  il vino: infatti si calcola che la produzione dei vigneti si potrebbe  ridurre fino all’85% dei volumi attuali a causa dell’innalzamento delle temperature nelle principali regioni produttive – tutto ciò entro il 2070. L’eccessivo calore è anche alla base dei problemi per la produzione di sciroppo di acero: questo alimento molto amato in Nord America è ottenuto dalla linfa dell’albero che viene spinta fuori dalla corteccia grazie alla pressione provocata dal cambiamento di temperatura tra giorno e notte, quando si arriva anche al di sotto dello 0 termico. Un processo sempre più raro a causa del surriscaldamento globale. L’insofferenza dovuta sia a un clima troppo secco sia, all’ opposto, a piogge abbondanti rendono anche le arachidi una coltura estremamente difficile. Le ondate di caldo e siccità di questi ultimi  hanno distrutto intere coltivazioni di noccioline nei principali Paesi produttori dell’America del Sud. Così come le condizioni climatiche moderate unite alle consistenti quantità di acqua fanno anche della banana un frutto la cui produzione sta facendo calare la produzione   in molte zone dell’Africa, primo produttore al mondo. Secondo uno studio dell’International Center for Tropical Agriculture l’estrema volatilità delle temperature nei principali Paesi produttori di cacao rischia di far diminuire notevolmente la conseguente produzione del cioccolato già entro il 2030. Per crescere, infatti, queste piante hanno bisogno di condizioni climatiche molto particolari, caratterizzate da un elevato livello di umidità e con il progressivo depauperamento delle foreste queste condizioni ottimali stanno venendo meno.

La sfida più grande è però rappresentata dal rischio estinzione per alcune delle colture base nell’alimentazione umana, parliamo di soia, riso, grano e mais. (La soia potrebbe veder ridotta la sua produzione del 40% entro il 2100 e dobbiamo considerare che oggi è forse la fonte principale di proteine vegetali non solo per l’uomo, ma anche per gli animali ).

In Italia qual è la situazione?

Le precipitazioni  sono diventate molto meno diffuse ma molto più ‘intense”: non piove per  mesi e poi in poche ore o pochi giorni cade tutta la pioggia che non era venuta prima. La gestione delle cosidette “bombe d’acqua” solleva un duplice problema poiché da un lato si deve preparare il territorio alla massiccia ed improvvisa quantità d’acqua che cade sul suolo provocando danni,dall’altro lato bisogna gestire l’acqua come risorsa da conservare per i periodo di secca.

Una delle dirette conseguenze di questo fenomeno è lo spostamento delle aree di coltivazione di alcuni tipi di colture come ad esempio l’olivo e la vite. Le loro aree di coltivazione si sono spostate verso nord. L’olivo ormai si coltiva a latitudini un tempo impensabili, oggi lo troviamo a latitudini e altitudini anche maggiori del passato,come ad esempio sulla dorsale alpina.

I cambiamenti climatici stanno assumendo aspetti diversi nelle varie zone della Penisola. Se è vero che l’habitat ideale della coltivazione della vite si sta spostando in Italia settentrionale, è altrettanto vero che al Sud, in particolare in Sicilia, abbiamo aziende che hanno iniziato a coltivare banane e altre specie tropicali che magari prima non si riuscivano a far crescere.

Per quel che concerne l’agricoltura, abbiamo alcuni insetti che si sono insediati in Italia provenendo da altri continenti – in particolare Asia e Africa – e che da noi con l’aumento delle temperature hanno trovato condizioni interessanti. La penetrazione di insetti alieni è sempre fonte di grande preoccupazione: pensiamo ad esempio al virus ‘Tristeza’ degli agrumi, al cinipide  del castagno, oppure pensiamo ad alcune patologie come quella portata dal punteruolo rosso, micidiale parassita di molte specie di palme, e non dimentichiamo la vespa velutina che si nutre di api contribuendo alla distruzione già dovuta ai pesticidi ed all’inverno più breve che provoca un aumento del lavoro a carico delle api, in particolare degli impollinatori, aumento che porta a gravi danni alla loro salute. Non solo: l’inverno secco e caldo ha un impatto anche sul ciclo vitale delle api, perché tende a bloccare le covate.

Non c’è solo l’inverno a danneggiare le api: l’aumento del caldo e dei periodi di siccità, causano un calo importante nella produzione di miele. I fiori non secernono più nettare e polline e le api non producono  più miele e non riescono ad impollinare le colture agricole. Dagli impollinatori dipende più del 70% della produzione agricola destinata alla nostra alimentazione.

Insomma quando un organismo alieno trova le condizioni ideali per insediarsi e non incontra nemici naturali mette a rischio tutto il tessuto produttivo dell’area che colonizza. La Cimice asiatica, insetto caratterizzato da una elevata prolificità, è un classico esempio in quanto l’assenza di antagonisti naturali sul nostro territorio oltre che la sua  forte resistenza ai metodi di lotta messi in campo fino ad oggi fanno si che provochi gravi danni ai frutti in tutti gli stadi di sviluppo. E’ in Italia proveniente dalla  Cina o dal Giappone dal 2012 e rappresenta uno dei parassiti più temuti in questo momento.

In definitiva se fra qualche anno non potremo deliziare il nostro palato con un ottimo vino made in italy o gustare un gelato al cioccolato frutto della tradizione italiana vuol dire che non saremo riusciti ad instaurare un sistema di controllo e gestione di quei fenomeni che  inesorabilmente stanno modificando il territorio sul quale viviamo da spettatori incoscienti e non da attori principali quali dovremmo essere.

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