Seguici su Facebook e Twitter

12
lug

0
Le stazioni ferroviarie “impresenziate” sono il patrimonio per il Terzo settore, il volontariato ed i servizi pubblici italiani

Le stazioni ferroviarie “impresenziate” sono il patrimonio per il Terzo settore, il volontariato ed i servizi pubblici italiani

L’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato a Milano nel mese di marzo, da Renato Mazzoncini, Amm.re Del. e Dir. Gen.le di FS Italiane, e da Alessandro Messina, Dir. Gen.le di Banca Etica è quello di finanziare ed attuare progetti per la riqualificazione e il riuso sociale, ambientale e culturale di circa 450 stazioni impresenziate e delle linee ferroviarie dismesse della Rete Ferroviaria Italiana.

La gestione  centralizzata delle operazione di circolazione dei treni e l’alto livello di automazione hanno reso sempre più marginale l’utilizzazione in loco di personale di stazione e l’impresenziamento delle strutture ferroviarie (stazioni e caselli) è andato  progressivamente aumentando –  già ad inizio 2000 sull’intera rete si prevedeva che sarebbero rimasti  circa cinquanta caselli con passaggi a livello gestiti manualmente da personale sul posto, rispetto agli oltre 1000 di partenza- così come  con la prima fase di realizzazione del progetto di concentrazione dei controlli automatizzati sulle Direttrici si prevedevano oltre 200 stazioni impresenziate , delle quali almeno 16 sul solo nodo di Napoli. Da un lato la minor presenza di attività umane ha fatto diminuire i rischi ed ha incrementato la sicurezza del servizio dall’altro la mancanza di personale ha sollevato nuovi problemi di gestione, manutenzione, uso e salvaguardia del patrimonio immobiliare FS, che in parte (pensiline, sale di attesa,…) deve continuare ad espletare le sue funzioni.

Oggi ci sono circa 1.700 stazioni impresenziate sulla Rete Ferroviaria Italiana.

Le FS le concedono tramite contratti di comodato d’uso gratuito alle associazioni e ai comuni affinché siano avviati progetti sociali che abbiano ricadute positive sul territorio e per la qualità dei servizi offerti nelle stesse stazioni. Già oltre 450 stazioni impresenziate sono state riconvertite per attività sociali: le esperienze più virtuose sono raccolte nel volume “Stazioni Impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio”. Un testo per raccontare 88 buone pratiche di riutilizzo di immobili ferroviari.

Tra gli 88 ben 9 sono in capoluoghi di Regione o di Provincia, quelli con più di 100.000 abitanti, 26 in comuni piccoli da meno di 5000 abitanti, 16 nei comuni che vanno dai 5 ai 10mila abitanti ed infine 37 in municipalità che tra 10.000 e 100.000 abitanti. Si va dalle iniziative di promozione sociale attivate negli locali della stazione di Ponte di Piave (Tv) agli esperimenti di street art a Sasso Marconi (Bo), dal presidio di protezione civile di Salzano, in Veneto, al quartier generale della polizia provinciale di Ponte a Moriano (Lu), dal centro d’accoglienza per migranti di Melfi (Pt) all’info point turistico di Ginosa Marina (Ta)  ai progetti di economia circolare resi possibili dall’affidamento del vecchio magazzino merci a Legambiente Basilicata, nella stazione di Potenza Superiotre (Pt).

Questi locali, dove l’avvento della tecnologia nella gestione del traffico ferroviario ha reso superflua la presenza di persone al lavoro, oltre che occasione di sviluppo sociale territoriale, sono l’oggetto dell’accordo sottoscritto.

«Il Gruppo FS Italiane ha avviato negli ultimi anni importanti interventi per riqualificare e riorganizzare gli spazi e le aree delle principali stazioni italiane non più funzionali alle attività ferroviarie. Le stazioni ferroviarie, infatti, non sono più solo luoghi dove iniziano o finiscono i viaggi. È fondamentale quindi migliorare l’efficienza, il valore e l’integrazione con la città delle stazioni ferroviarie, sia grandi sia medio/piccole, per renderle poli di attrazione e di servizi per il territorio e non solo efficienti poli trasportistici. E sviluppando progetti di sostenibilità sociale e ambientale il Gruppo FS Italiane vuole facilitare e favorire, anche attraverso comodati d’uso, attività associative del Terzo settore e del mondo no profit», ha sottolineato Renato Mazzoncini, AD e DG di FS Italiane.

«Banca Etica è nata per gestire risorse finanziarie di famiglie, persone, organizzazioni, società ed enti, orientando i loro risparmi verso la realizzazione del bene comune della collettività. L’intesa con FS Italiane è un’occasione per mettere in pratica iniziative di rigenerazione territoriale secondo i principi della finanza etica: con pari attenzione cioè alla sostenibilità economico-finanziaria e a quella socio-ambientale. In questo momento la sfida della riqualificazione degli immobili e dei beni comuni presenti nelle periferie urbane e nelle aree interne del Paese è al centro delle nostre attività», ha ricordato Alessandro Messina, Direttore Generale di Banca Etica.

Con l’accordo di collaborazione FS Italiane e Banca Etica si impegnano a promuovere e sostenere progettualità integrate.In particolare FS Italiane coinvolgerà Banca Etica nella selezione dei soggetti destinatari delle aree oggetto di riqualificazione e comunicherà ai soggetti selezionati le linee guida per usufruire dei servizi di Banca Etica.

Banca Etica, in particolare, si rende disponibile ad agevolare il finanziamento di quella miriade di realtà, spesso piccole e con scarse risorse finanziarie, che vogliano avviare iniziative nei locali ormai in disuso delle stazioni – piccole, medie e grandi – spesso da ristrutturare, talvolta dispersi lungo le tratte ma anche posizionati in zone centrali e facilmente raggiungibili, nei paesi e nelle città di tutta la penisola.

Banca Etica favorirà, attraverso bandi dedicati sul proprio network di crowdfunding, la raccolta fondi per sostenere i progetti di riqualificazione, promuoverà eventi culturali per presentare progetti e offrirà servizi creditizi e bancari integrati.

Tra gli obiettivi del Piano Industriale 2017-2026 del Gruppo FS, rientra anche il programma di valorizzazione dei binari non più utilizzati- Greenways – che consente di arricchire la rete di mobilità sostenibile italiana e di recuperare i tracciati che percorrono paesaggi ricchi di storia e bellezze naturali.

 

UN OSTELLO NELLA VECCHIA E STORICA STAZIONE

Oggi dormire in stazione può essere un innovativo progetto di “cohousing sociale” sia per i viaggiatori zaino in spalla che per le persone in condizioni di emergenza abitativa, se lo scalo si attrezza per l’ospitalità.  la stazione di Codola in provincia di Salerno è un Ostello. Lo scalo, costruito a fine ‘800 in corrispondenza del primo traforo ferroviario realizzato dai Borboni, nel 2007 è stato concesso da RFI ad una cooperativa.La ristrutturazione dello scalo di Codola nel comune di Castel San Giorgio (Salerno) poi trasformato in hotel sociale rientra nel progetto «Recuperare spazi dal valore storico per il territorio, per ospitarvi servizi sociali e di economia condivisa a favore della comunità locale».

Il piano superiore della stazione di Codola ha 12 posti letto destinati a diverse finalità di ospitalità temporanea, ovvero per un massimo di tre mesi. La stazione funziona da ostello per i cosidetti turisti zaino in spalla che  alloggiano e visitano le bellezze dei nostri territori;è anche luogo di permanenza per il Servizio Volontariato Europeo – Sve (sono state ospitate due delegazioni di artisti provenienti da Spagna e Portogallo con l’obiettivo di allestire progetti creativi); può essere un centro di accoglienza per richiedenti asilo, ed anche un centro di accoglienza temporanea per italiani segnalati dai servizi sociali per situazioni di disagio, la cui permanenza viene finanziata dai piani di zona socio-sanitari.

 

Con questi progetti si offre lavoro a  giovani della zona che sono impiegati nelle attività di promozione, di manutenzione, di pulizia, di logistica ed amministrazione, mentre volontari si occupano della prima accoglienza.

Nella nostra regione ci sono altri esempi di riqualificazione delle strutture impresenziate riteniamo utile ed interessante individuarle ed ipotizzare delle presentazioni dei progetti avviati e di quelli in fase di start-up per far toccare con mano a tutti la possibilità di avviare imprese alternative ed innovative per il nostro territorio.

Fonte per le dichiarazioni di Renato Mazzoncini ed Alessandro Messina – www.rinnovabili.it

No Comments

Reply